La storia della Maserati
La storia di uno dei marchi automobilistici La Maserati
1914-2014 sono le coordinate temporali dentro le quali si è dipanata la storia di uno dei marchi automobilistici Italiani più prestigiosi LA MASERATI.
Tutto inizio il 1 dicembre 1914 quando Alfieri Maserati, assieme ai fratelli Ettore ed Ernesto, apre a Bologna, al n. 1 di via de Pepoli, la "Società Anonima Officina Alfieri Maserati" che, come è scritto nella registrazione alla Camera di Commercio, sarà: "un'officina meccanica per riparazioni automobili e garage".
Alfieri è uno dei sei fratelli - sarebbero in realtà sette ma il terzo scompare appena un anno dopo la nascita - nati fra il 1881 e il 1898 da Rodolfo Maserati e dalla moglie Carolina Losi.
Almeno sino alla metà degli anni Venti, questa nuova realtà, sapientemente guidata proprio dallo stesso Alfieri, si dedica in particolare all'elaborazione e alla preparazione sportiva di vetture, soprattutto motori, di altre marche quali Isotta Fraschini e Diatto.
Con queste automobili il nome Maserati inizia a figurare con sempre maggiore insistenza nelle classifiche delle diverse gare che, all'epoca, si disputavano tanto in Italia quanto in Europa ma poi, già nel 1924, i risultati iniziano a scarseggiare e la Diatto, oppressa da debiti e creditori, alla fine della stagione successiva, decide di cedere tutta l'attrezzatura, sportiva, compresa una decina di telai di Diatto 30 Sport, proprio ai Maserati che, come si suol dire, non aspettavano altro..
Nella nuova officina di Via Emilia Levante dove frattanto si erano trasferiti, i fratelli Maserati, fra l'inverno del 1925 e la primavera dell'anno successivo, lavorano alacremente su quella che sarebbe poi diventata a tutti gli effetti la prima "VERA" Maserati, la Tipo 26, una Grand Prix contrassegnata da una filante carrozzeria ma soprattutto recante sul radiatore un piccolo tridente, analogo a quello che il Giambologna aveva scolpito nella mano destra della statua di Nettuno, posta nella piazza omonima, nel centro di Bologna.
A pensare a quel tridente e a stilizzarlo in funzione di quella nuova destinazione, l'emblema di una Casa automobilistica, aveva pensato un altro dei fratelli, Mario, l'artista di famiglia.
La PRIMA nata sotto il segno del Tridente
Quella Tipo 26 era mossa da un 8 cilindri di 1,5 litri di cilindrata (1492 cc) che, grazie al turbocompressore, arrivava ad esprimere una potenza di oltre 120 CV.
La neonata Maserati dominò, da subito, al debutto, nella propria categoria, alla Targa Florio del 25 aprile di quell'anno, guidata dallo stesso Alfieri e da quel Guerino Bertocchi che, nel corso del tempo sarebbe diventato lo storico meccanico e collaudatore della Casa,
La Tipo 26 c'è e quello oltre non è che il primo di una lunga serie di successi colti nel volgere di pochi anni da quella straordinaria vettura e dalla sua ricca e articolata discendenza: dalla 26 B alle 26MM e R, dalla 26C alle 26M Sport.
A condurle al successo, oltre agli stessi Maserati, piloti del calibro di Arcangeli, Fagioli, Varzi e Borzacchini, quel Borzacchini che nel 1929 conquista il record mondiale di velocità sui 10 chilometri (lungo gli interminabili rettifili tra Mantova e Cremona, resi famosi dal Circuito motociclistico di Cremona tra il 1912 e il 1924) alla media di 246,069 Km/h: è alla guida della Tipo V4, una 16 cilindri a V da 4 litri.
All'alba degli anni trenta, la Maserati è ormai un nome noto nel panorama automobilistico internazionale ma proprio quando sembra che tutto volga a favore degli intraprendenti fratelli, accade l'irreparabile: il 3 marzo 1932, all'età di 44 anni, scompare all'improvviso Alfieri Maserati.
Ernesto ed Ernesto cui si aggiunge Bindo, portano avanti il marchio di famiglia ma, pur a fronte di altri esaltanti successi (si pensi alle vittorie colte dal binomio Nuvolari Maserati), nel volgere di pochi anni si accorgono che i costi dell'attività sportiva sono esorbitanti e che, soli, non potranno tirare avanti molto.
Arrivano gli Orsi
Nel 1937, la famiglia Orsi di Modena (che, dopo aver iniziato con la raccolta di materiali ferrosi, ha saputo dar vita a un gruppo forte di ferriere, miniere, compagnie di trasporto e navigazione), guidata dalla figura di Adolfo, rileva marchio, attività e officine di Bindo, Ernesto ed Ettore Maserati.
I fratelli, rimasti al loro posto con un contratto decennale di consulenza, continuano in Via Emilia Levante 84 la progettazione e la costruzione di auto da corsa e di candele d'accensione, nonché di macchine utensili.
Due anni dopo, fabbriche e scuderia vengono spostate a Modena: sotto la ghirlandina, la produzione viene trasferita nel nuovissimo stabilimento di via Ciro Menotti 322, dietro i binari della stazione ferroviaria, dove si continueranno a costruire le vetture da competizione delle Officine Alfieri Maserati nonché le candele della Fabbrica Candele Maserati.
Dopo il celebre trionfo del 1939 alla 500 Miglia di Indianapolis con Wilbur Shaw (poi ripetuto l'anno dopo) con una 300 cc a 8 cilindri con compressore, arriva lo stop imposto dalla Seconda Guerra Mondiale: la Maserati, al pari di altre realtà, "CAMPA" con la revisione dei veicoli Militari ma anche con la costruzione di macchine utensili e motocarri.
Tornata la pace, al GP di Nizza del 1946 (il primo dopo guerra), la Casa modenese vince con Gigi Villoresi (che già aveva dominato l'ultima gara prima della guerra, la Targa Florio del 1940, sempre su una vettura del Tridente) alla guida della 4CL vecchia di otto anni ma costantemente aggiornata.
Nel 1947, Ernesto, Ettore e Bindo Maserati, ormai svincolati dal rapporto con il gruppo Orsi, fondono a Bologna la OSCA ( Officina Specializzate Costruzioni Maserati) il cui primo modello è pronto nell' aprile dell'anno dopo.
Quasi in contemporanea, al Salone di Ginevra di quell'anno viene presentata la prima GT della Casa del Tridente: A6 1500, un'elegantissima berlina magistralmente vestita da un sarto di eccezione quale Pinin Farina.
Come dire che, anche sul fronte della stradale,.... il "dado è tratto".
Dal Mondiale di Fango... alla Citroën
Nei primi anni Cinquanta all'interno della famiglia Orsi viene sancita un'ancor più netta divisione societario-imprenditoriale: le Officine Alfieri Maserati vanno ad Adolfo e al figlio Omar, la Fabbrica Candele Accumulatori Maserati alle sorelle di Adolfo, Ida e Bruna.
Nel frattempo, il 6 cilindri progettato da Ernesto in tempo di guerra da origine alla famosa serie di modelli Grand Prix siglati 250 ma anche ad una serie di Sport destinate a lasciare un segno profondo nelle gare riservate a vetture a ruote coperte sin oltre la metà di quel decennio.
Ma l'alloro più prestigioso matura in F1 nel 1957 quando Juan Manuel Fangio si aggiudica il titolo iridato con la 250 F.
Nel frattempo, la produzione di vetture GT prosegue con la 3500 carrozzata da Touring: è un elegante coupé spinto da un 6 cilindri in linea, doppia accensione, 220 CV, 235 Km/h. Due anni dopo ecco la 5000 GT che riceve in dote il propulsore 8 cilindri a V di 90° addolcito della 450 S poi, in rapida successione, è la volta della Sebring (1959), della rivoluzionaria prima Quattroporte del 1963 (all'epoca la più veloce berlina al mondo con i suoi 230 Km/h), della Mistral, apparsa sempre lo stesso anno, e della Mexico (1966). Dopo arriveranno due intramontabili classici come la Ghibli (1967) e la Indy (1969).
Fra questi due modelli, la Maserati conosce il suo ennesimo "passaggio di mano" è il dicembre del 1968 quando la Citroën, per pochi spiccioli rileva la Maserati, due anni dopo, ecco il frutto di quel matrimonio italo-francese, la SM, col suo motore a 6 cilindri a V (2670 cc, 170 CV, 213 Km/h) progettato ancora dal grande Giulio Alfieri. Ancora il tempo per qualche nuovo modello, la Bora (1971), la Merak (1972) e la Khamsim (1974) prima che il sodalizio Maserati-Citroën naufraghi letteralmente in mare di petrolio, quello della profonda crisi che 1973 colpisce duramente il mondo dell'auto.
Da De Tomaso a Fiat passando per Maranello
Nel 1975 la Maserati rischia di scomparire ma, quello stesso anno, la GEPI ( società per le Gestioni e Partecipazioni Industriali) prima l'acquista e poi la passa ad Alejandro De Tomaso che della GEPI stessa viene nominato Amministratore Delegato della Casa del Tridente.
All'imprenditore argentino le idee non mancano, dalla controversa Kyalami (1976) alla terza generazione della Quattroporte che appare nel 1979 (che avrà il suo culmine nella versione Royale) alla straordinaria invenzione della Biturbo, una vettura di alto profilo ma da poter essere immersa sul mercato a prezzi quanto mai concorrenziali grazie, soprattutto alla sua cilindrata di appena due litri ma aiutato da ben due turbocompressori che la mette al riparo da pesanti ripercussioni fiscali.
Gli ordini fioccano ma l'auto del rilancio è ben lontana da essere al top finendo per compromettere l'immagine della marca.
Nel 1993 la Maserati entra nel gruppo Fiat ( che già dal 1990 ne deteneva il 49% del pacchetto azionario) finché nel 1996 la Ferrari ne assume la gestione: dopo di che, Maranello investe 400 miliardi di lire dell'epoca per attuare il definitivo ritorno sul mercato (con un occhio particolare a quello USA) del marchio del Tridente.
Non potrà essere altro che con una vettura della sua gloriosa tradizione è così, nel 1998 arriva la strepitosa 3200 GT disegnata da Giugiaro.
Maserati oggi
Gli ultimi anni vedono la presentazione tra le altre, della Spider a 8 cilindri aspirati (2001), della Coupé (2002) sempre a 8 cilindri e con la stessa cilindrata di 4,2 litri, della Quattroporte del 2003 ancora a 8 cilindri per 4200 cc, della MC12 del 2004, una V12 da 6 litri, indiscussa protagonista del Campionato FIAT GT per diverse stagioni.
Nel 2005, il 1° aprile, la Maserati torna ad essere pienamente Maserati pur sempre sotto l'egida FIAT.
La Gran Turismo del 2007, la nuova (sesta) Quattroporte e la nuova Ghibli (entrambe apparse nel 2013).
Per. Tec. Gabriele Uberti
Fonte articolo: La libreria dell'automobile n.53 di O. Grizzi.