Ayrton Senna

Pubblicato il da Per. Tec. Gabriele Uberti

Ricordando Ayrton

Il 1° maggio del 1994, sul circuito di Imola, si compiva il fatale destino di Ayrton Senna, il tre volte campione iridato di Formula 1.

C'è qualcosa di caldo e infinito in Ayrton Senna. Una connotazione quasi inconscia che lo rende, a venti anni dalla scomparsa, vicino, anelato e presente.

Perché Ayrton non è solo un campione del volante.

Tre titoli mondiali vinti nel 1988, 1990 e 1991, più 41 Gp su 160, bastano a farne un grande della F.1, ma non è tutto.

E' la commistione di qualità umane, tretragone e ambivalente ad essere rara e preziosa. Forza di volontà andamantina, velocità innata, midiaticità sopraffina e aggressività agonistica, quanto dialettica tali da farne un campione ancor più che vero, assolutamente autentico.

E poi la sua spiritualità, una fede divorante in Dio, unita a una concezione sognante e migliorativa della vita, tanto da renderlo per una nazione intera, il suo Brasile, emblema mondiale d'affermazione e riscatto. Non ultima, la sua imprenditorialità autoriferita.

Se Jackie Stewort fu il primo campione dell'era moderna, Ayrton resta il primo top driver della F.1 nel mondo dei media divenuto Villaggio Globale.

E la sua vicenda breve e intensa resta ricca di inneschi e snodi narrativi potenti, quelli propri d'un romanzo avvincente.

Le sue 65 pole position nei giri secchi a vita persa, quando la capacità di tirare la coltellata agli avversari, sfruttando l'ultimo secondo, poteva ancora fare la differenza abissale tra lui e gli altri.

La capacità di partire all'attacco al segnale del via, addirittura esaltata dalle avversità meteo.

Già la pioggia. Fu la pioggia a rivelarlo al mondo nel 1984, quando sfiorò la vittoria a Montecarlo con la modesta Toleman. Pioverà, l'anno dopo, quando vinse il primo Gp in Portogallo con la Lotus.

Era umida la pista, quando a Suzuka 1988 colse il suo primo titolo iridato in rimonta su Alain Prost, compagno in McLaren. E poi quella rivalità spietata e cinematografica col francese.

L'alter ego, il duellante, così poco spettacolare e amabile, il suo doppio narrativamente cattivo.

E non finisce qui, perchè a animare e rendere pulsante la sua storia c'è anche il sogno mai raggiunto, che conserva il fascino di ciò che sarebbe potuto essere e mai fu: il rapporto mancato con la Ferrari. Il fiore mai colto, che profumerà per sempre.

E poi il finale tragico, il 1° maggio a Imola 1994, con lo schianto al Tamburello, laddove, venti anni dopo, la commozione si mescola al mistero e al dolore di una morte compresa ma mai del tutto spiegata.

Un evento che ha interrotto una vita intensa, fatta anche di solidarietà e impegno nei confronti dei ragazzi del suo Paese.

Soprattutto, un evento che non ha mai interrotto l'amore degli appassionati per "Magic" o "O Rey" come lo chiamava il suo popolo.

Sì insomma, per quell'uomo chiamato Ayrton Senna.

Per. Tec. Gabriele Uberti

Fonte articolo: La libreria dell'automobile n. 35 semestre 2014 di M. Donnini

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